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Beni Culturali all’asta. I casali del Muro dei Francesi a Ciampino in vendita

Il cuore della Tenuta del Muro dei Francesi, interamente sottoposta a vincolo di tutela nell’ottobre del 2015 perché di “interesse culturale particolarmente importante”, è in questi giorni oggetto di un’asta giudiziaria del Tribunale di Velletri.

I beni di proprietà della Casa Bianca Srl – società in fallimento su cui grava anche un procedimento per violazione del Codice dei Beni Culturali per aver abbandonato e negli anni provocato il crollo di monumenti vincolati sin dal 1935 – saranno infatti in vendita sino al 29 novembre. Si possono acquistare all’incanto i ruderi del grande Portale barocco, lasciato crollare nel 2011, la chiesuola che si affaccia su Via dei Laghi, priva del tetto collassato recentemente, i casali secenteschi appartenuti ai Colonna e quasi 4 ettari di verde comprendenti l’oliveto storico.

Nella Giornata Nazionale del Paesaggio. La funzione sociale e culturale del Paesaggio. Tendere verso la bellezza, organizzata dal Mibact lo scorso marzo, il caso ciampinese della Tenuta del Muro dei Francesi, è stato giustamente rivendicato e celebrato, ribadendo il principio alla base del vincolo, ovvero: come sia “l’insieme dei monumenti presenti nell’area” – quelli all’asta, e l’adiacente sito archeologico della villa romana dei Valeri, balzato alle cronache internazionali nel gennaio 2013 per la scoperta delle sette statue del ciclo dei Niobidi – a formare “l’inscindibile unicum” posto a tutela.

Ciampino Bene Comune ed altri soggetti hanno avviato dal 2016 un’azione giuridica che, ai sensi dell’art. 42 della Carta Costituzionale, mira a sottrarre ai privati inadempienti la proprietà in questione. In nome del bene comune, di interessi collettivi e diritti fondamentali inviolabili, come quelli relativi alla fruizione e tutela dell’ambiente, si tenta di rimettere una prima parte della Tenuta del Muro dei Francesi nelle disponibilità della comunità territoriale che ne è stata privata facendone il nucleo fondativo di un grande Parco pubblico. A tal proposito, nell’ottobre 2016, era stato notificato al Sindaco di Ciampino l’invito perentorio a richiedere alla proprietà di impegnarsi per la riattivazione della funzione sociale dei beni abbandonati e, in caso di mancata risposta o rifiuto, trascorsi 150 giorni, egli avrebbe potuto procedere formalmente all’iscrizione di quei beni al patrimonio comunale. Non lo ha fatto, e ora quei Beni, architettonici, paesaggistici e storici rischiano di esser sottratti alla comunità territoriale con poco più di 500 mila euro. Eppure, a nostro avviso, la relazione tecnico – estimativa allegata all’asta fallimentare contiene alcune inesattezze e lacune che, di fatto, falsano il valore di quanto messo all’incanto: da un lato si sopravvaluta, ventilando la possibilità di realizzare abitazioni residenziali con le cubature esistenti (gli oltre 1500 mq dei fabbricati secenteschi), dall’altro si defalca e sottostima l’ammontare delle spese da sostenere per i lavori di restauro e da rifondere al Mibact. Se il reale valore commerciale dei beni in vendita è molto inferiore a quello stimato, altissimo, incommensurabile, è il loro valore culturale. Anche se il futuro acquirente sarà soggetto a tutti gli obblighi e spese derivanti dal vincolo, ci sembra innegabile il tentativo di sottrarre l’area dei Casali dall’assetto prospettato: nucleo fondativo di un grande parco pubblico di quasi 20 ettari in un territorio che vanta tra le più alte densità abitative del centro Italia, che abbracci l’intera Tenuta assicurando la continuità topografica e storica riconosciutale dalla disposizione di tutela.

Chiediamo a tutte le istituzioni coinvolte, partendo da Mibact e Comune di Ciampino, alle associazioni ed organizzazioni politiche e territoriali, di esprimersi e non assistere passivamente all’alienazione di questo Bene Comune.

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IGDO, dopo la vendita all’asta non dobbiamo arrenderci

Una procedura di apposizione di vincolo è ancora possibile, e vi spieghiamo perché.

Nonostante tutte le posizioni consolidate sull’impossibilità di apporre ancora la tutela sull’IGDO, dopo ben tre sconfitte in sede giurisdizionale, noi siamo ancora convinti che sia possibile, anzi doverosa.

È la curiosità che ci ha spinto a leggere gli atti di questa lunga storia e questi, ancora una volta ci fanno dire che L’IGDO SI PUÒ E SI DEVE TUTELARE.

 Nella lettura dei documenti con cui abbiamo cercato di ricostruire questa strana storia che dura quasi da vent’anni, ci si può anche perdere. Ma anche al lettore meno esperto e più distratto balzano davanti alcune stridenti contraddizioni nel comportamento dei Commissari liquidatori della proprietà. Ed altrettanti comportamenti contraddittori da parte della allora Soprintendenza paesaggistica.

Nel 2003 la Proprietà produce una relazione di parte che punta a demolire ogni tipo di interesse per una eventuale tutela dell’immobile: storico, architettonico, demo-etno-antropologico.

Il peso della carta ed il prestigio della firma di questa perizia di parte è stato tale che la Soprintendenza la accetta subito e procede con la revoca del primo avvio di vincolo. Successivamente la Soprintendenza ha cambiato idea ed ha tentato due volte di riaprire la procedura, ma nel farlo ha preferito ignorare la suddetta relazione piuttosto che contestarla nel merito. Negligenza che ha portato ad altrettante bocciature di fronte al Consiglio di Stato.

Storia finita? Non proprio…

La mobilitazione dei cittadini, allora raccolti intorno alla sigla di IGDOLAB, avendo ben chiaro il peso di una tale Perizia, invece di ignorarla, fin dal 2008, con un proprio documento rispondono punto su punto alle argomentazioni della relazione di parte dimostrando con una serie di testimonianze scritte, di documenti storici di archivio, della lettura critica del disegno urbano della città storica di Ciampino, la totale erroneità delle tesi sostenute dalla relazione di parte della Siciet (cioè della proprietà), chiamando a testimonianza, se necessario, l’intera popolazione ciampinese.

Ma veniamo alla contraddizione sopra accennata:

La Siciet, dopo aver vinto in tutte le sedi giurisdizionali in virtù della suddetta relazione tecnica, improvvisamente la rinnega e sposa con passione proprio la tesi del documento IGDOLAB pubblicato nel 2008.

Il 13 Gennaio 2016 deposita infatti presso il Tribunale di Terni una nuova perizia in cui riconosce il significato “[…] simbolico e profondo che lega la città di Ciampino all’Igdo.[…]”. La stessa perizia si sofferma poi a ricordare come “l’immobile è anche gravato da un vincolo paesaggistico di Insediamento urbano storico… La destinazione d’uso prevalentemente pubblicistica assolve una funzione sociale, che mal si concilia con una qualsiasi ipotesi di investimento, condizionandone apprezzabilmente il valore”.

In pratica la Siciet ammette che dato l’alto valore storico, paesaggistico e simbolico dell’immobile questo non si presta ad operazioni di trasformazione immobiliare che ne possano portare un guadagno e quindi giustificare un investimento.

Sulla base di questa perizia viene costituita la seconda asta pubblica che abbatte il valore dell’immobile dai 7 mln di euro della prima asta a circa 1,5 mln di euro. Asta che si conclude con la vendita ad un consorzio che risulterebbe guidato dalla società Schiaffini per 1,61 mln di euro.

Come cittadini e cittadine di Ciampino pretendiamo che sia fatta chiarezza su questa vicenda perché salta agli occhi che ci sono solo due possibilità:

  • O l’IGDO non ha un valore culturale (come sosteneva la prima perizia) e quindi è appetibile per investimenti che ne sfruttino il grande valore commerciale.
  • Oppure l’IGDO ha effettivamente un grande valore storico, architettonico e simbolico e quindi si può e si deve avviare nuovamente una procedura di vincolo.

Ci poniamo infine una domanda innocente: se dovesse essere vera la prima ipotesi, per cui si darà seguito a quanto contenuto nel piano regolatore del 1998 e la superficie dell’IGDO sarà sfruttata a fini commerciali per hotel, multisala, residenze ed altro; come si giustifica l’abbassamento di 5,5 mln di euro di cui ha beneficiato l’attuale proprietà?

Chi risarcirà lo Stato e quindi i cittadini di questa regalia?

 

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Fuori Raccordo, abitare l’altra Roma

Fuori Raccordo. Abitare l’altra Roma” (Donzelli Editore), è un volume frutto di una ricerca collettiva. Curato da Carlo Cellamare, raccoglie lo sforzo corale e multidisciplinare di ricercatori e docenti per indagare come in questi anni sia cambiata Roma ed il suo intorno.

La periferia della capitale nel tempo si è estesa ben oltre il Grande Raccordo Anulare, conformando in modo variegato un territorio ampio e intrecciandosi con i processi in corso nei comuni circostanti. Si tratta di mutazioni che interessano il paesaggio urbano e sociale, che ridisegnano la Roma che conosciamo (o che crediamo di conoscere), ampliando e nel contempo diluendo sempre più i suoi confini, ormai da ricercare ad un livello regionale. Tutto questo mentre, con il sopraggiungere della crisi economica, le dinamiche di valorizzazione del territorio sembrano avviarsi verso una radicale modificazione: dopo una stagione segnata dalla cementificazione selvaggia e dall’espansione illimitata della città, ad assumere importanza sembra essere sempre di più la valorizzazione economica dell’esistente.

Quelli descritti nel libro sono cambiamenti che non interessano solo la ricerca, e che non costituiscono solo temi di studio: si riflettono infatti materialmente sulle condizioni di vita di milioni di persone che nelle periferie vivono, e in esse sperimentano servizi carenti, quartieri ghetto, trasporti insufficienti.

Sono problemi che interrogano le realtà sociali e associative che fanno politica nella città di Roma, a maggior ragione quando gli assetti amministrativi non sembrano essere in grado di governare efficacemente questi mutamenti e le politiche di austerità diminuiscono le capacità di spesa del governo della città.

Presentazione nella Sala Consiliare di Ciampino, Venerdì 12 Maggio alle ore 18.00

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ANELLO DEI PARCHI, un percorso per il bello

“Un percorso per il bello” attraversando Ciampino, dall’ Asse degli Acquedotti fino all’Appia Antica

Il GRAB, Grande Raccordo Anulare delle Bici è un progetto partecipato per la realizzazione di un anello ciclo-pedonale accessibile a tutti che si sviluppa per 45 km all’interno della città di Roma. Il GRAB vuole diventare la colonna vertebrale della futura rete ciclabile capitolina e punta a realizzare collegamenti con i quartieri periferici di Roma e i comuni limitrofi, promuove idee di mobilità nuova nella città e accoglie proposte di cittadini, comitati e associazioni per cambiare la città con azioni semplici, condivise, partecipate (facebook.com/grabvelolove/).

Ciampino Bene Comune vuole cogliere le opportunità offerte al territorio dall’avvio del progetto GRAB e propone un percorso che mette in collegamento con un circuito ad anello il Parco dell’Appia Antica e il Parco degli Acquedotti e offre lo spunto per raggiungere, attraverso le sponde dei Fossi,  il Parco dei Castelli Romani. Il percorso ciclo- pedonale proposto diventa la giunzione tra l’Appia Antica, all’altezza di Via Capanne di Marino e la parte terminale dell’Asse degli Acquedotti, in corrispondenza dell’abitato di Morena, attraversando Ciampino. Il percorso ha una lunghezza complessiva di 4,5 km, si sviluppa prevalentemente lungo la Via dei Laghi che abbraccia a Sud tutto l’abitato di Ciampino e poi si inoltra per un buon tratto lungo le sponde del fosso Patatona, fino al sottopasso della ferrovia Roma-Cassino.

La proposta vuole anche essere la dorsale per lo sviluppo della mobilità sostenibile nella città di Ciampino, con percorsi ciclo pedonali all’interno dei quartieri divisi tra loro da ben quattro linee ferroviarie, asserragliati dal traffico veicolare, dove la presenza dei ciclisti è vista spesso con sofferenza ed intralcio alla circolazione. La proposta di una rete di percorsi ciclabili con la connessione alle tre stazioni ferroviarie presenti nel territorio, oltre a quella principale, può essere invece un vero rimedio all’uso indiscriminato dell’automobile.

Inoltre il percorso è un primo passo per l’avvio del recupero dei fossi che solcano il nostro territorio, per utilizzare il loro margine come tracciato ciclo-pedonale fino alle loro sorgenti nel cuore del Parco dei Castelli Romani. Qualche decennio fa l’unica soluzione che si seppe dare all’inquinamento dei corsi d’acqua, fu il loro occultamento. Infatti il percorso “Asse degli Acquedotti”, proposto dall’Associazione VII Biciclettari, dopo aver scavalcato il Grande Raccordo Anulare delle macchine si inoltra nel territorio di Ciampino e di Morena utilizzando quella striscia di cemento che nasconde l’alveo del Fosso Patatona. Proponiamo non più la tombatura come soluzione al problema dell’inquinamento ma, ora che i fossi sono tutelati con una fascia di rispetto e soprattutto di inedificabilità di ben 150 metri per parte, vogliamo che la pista ciclabile sia il primo passo verso il recupero ambientale di aree così importanti per la nostra città.  Due fasce larghe 300 metri che, se pur parzialmente occupate da fenomeni di abusivismo, costituiscono un corridoio naturale che si insinua nelle aree edificate.

Ultimo, ma non meno importante obiettivo della proposta, è la necessità di mettere in connessione alcuni elementi del nostro patrimonio storico culturale che troppo spesso è occultato, dimenticato e difficilmente accessibile. Su questo territorio, al confine comunale di Roma e alle pendici dei Castelli Romani, è ancora possibile inquadrare, attraverso l’immagine scomposta di una periferia senza regole e qualità, scorci della campagna romana e degli elementi naturali o antropici che hanno costituito fino a cento anni fa il paesaggio di Ciampino mentre ora ne sono la parte più occultata: casali, antichi tracciati viari, torri, mole, fontanili, evidenze archeologiche. 

Lungo il tracciato proposto si affiancano queste testimonianze e vogliamo che la più significativa per i numerosi aspetti che coinvolge, la tenuta del Muro dei Francesi, diventi il perno, lo snodo fondamentale di questo percorso. Il parco, sottratto all’edificazione dal muro che lo circonda e dalla volontà dei cittadini di Ciampino, deve ritornare nella disponibilità della nostra città. Il sito, sede della Villa attribuita a Valerio Messalla Corvino, console romano del I secolo a.C. pochi anni fa ha restituito un gruppo di sette statue che rappresentano il mito di Niobe e dei suoi sfortunati figli. Ora vogliamo che queste sculture ritornino – con il restauro dei casali, il recupero dell’uliveto secolare e della piccola chiesa in abbandono – nel contesto culturale di appartenenza.

Il tracciato diventa quindi un elemento di riqualificazione del territorio di Ciampino che è uno dei più urbanizzati d’Italia, con una percentuale di suolo cementificato pari al 39,75 %, una qualità dell’aria tra le peggiori nel Lazio, congestionato dal traffico di attraversamento dei pendolari provenienti dai Castelli Romani, schiacciato dal traffico aereo cresciuto negli ultimi 15 anni senza il rispetto delle regole.

Nonostante tutte queste criticità il nostro territorio si incunea tra le aree archeologiche e naturalistiche più belle d’Italia ed è partendo da quelle che vogliamo ritrovare stimolo per la sua riqualificazione e una nostra migliore qualità della vita.

Scarica la relazione completa

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Ciampino Bene Comune per l’attuazione dell’articolo 42 della Costituzione

Domenica 22 Gennaio Ciampino Bene Comune ha partecipato all’assemblea “Attuare la Costituzione” promossa da Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte Costituzionale. Come è noto la nostra associazione sta cercando di far partire per l’area del parco dei Casali un percorso di riappropriazione collettiva, che trova la sua giustificazione giuridica proprio nell’applicazione dell’articolo 42 della nostra Carta fondamentale.

Non siamo soli in questo percorso, come testimoniano le esperienze di Napoli e San Giorgio di Pesaro, di cui è possibile leggere un breve resoconto in questo articolo di Salviamo il Paesaggio.

Dopo una fase di sensibilizzazione in cui abbiamo costruito diverse iniziative in città abbiamo inviato una richiesta formale al sindaco, affinché si attivasse per la restituzione delle aree alla loro funzione sociale. Il testo della nostra richiesta è disponibile a questo link.

La nostra formale richiesta dopo tre mesi non ha ancora ricevuto alcuna risposta.

Per chi volesse approfondire pubblichiamo qui sotto due documenti riepilogativi del senso del percorso che stiamo portando avanti.

Parco Muro dei Francesi_ rivendicazione ai sensi art.42 Costituzione

Parco Pubblico a Muro dei Francesi

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IGDO, ancora nessuna notizia, perché questo assurdo silenzio?

Sono passaFoto IGDO 025ti più di cinque mesi da quel 13 aprile di quest’anno in cui si sarebbe esperita l’asta pubblica per la vendita della grande struttura sita nel cuore del centro storico di Ciampino. Diciamo ‘si sarebbe’ perché non solo non c’è nessuna comunicazione ufficiale del vincitore ma non si sa nemmeno se c’è un vincitore e se si è mai effettivamente esperita questa asta … Perché questo assurdo silenzio?

Non stiamo parlando di un bugigattolo qualsiasi che interessa solo e soltanto il venditore e i futuri acquirenti. Quando e cosa si farà di questa grande struttura (65 mila m3 su 1,69 ettari) interessa tutta la città e sono più di 15 anni che le associazioni e i movimenti cittadini lo affermano evidenziando l’importanza del complesso per la memoria storica di questa città e, al tempo stesso, sottolineando le caratteristiche costruttive, la dimensione e le grandi potenzialità che l’IGDO potrebbe avere per Ciampino, malgrado lo stato di abbandono in cui attualmente versa la struttura. Sia l’edificio che la grande area di sedime, anche per la loro posizione strategica, sono parte integrante della tessitura urbana del centro cittadino che, con il suo disegno a raggiera, fa ancora leggere la struttura del progetto della Città Giardino che si tentò di realizzare nella seconda e terza decade del Novecento”.

Che questi concetti base non siano patrimonio dell’Amministrazione ciampinese è ormai noto a tutti e la contrarietà della città alla decisione presa dal Comune che non intendeva partecipare all’asta, nonostante un  prezzo base più che abbordabile, si è espressa spontaneamente e senza ombra di dubbio con la grande fiaccolata della sera del 12 Aprile scorso.
Quanto si deve ancora aspettare per conoscere come stanno le cose e per iniziare ad ipotizzare il futuro dell’IGDO e di conseguenza del centro storico cittadino? Quali sono gli impedimenti per completare l’iter della vendita?

È evidente che i tempi della conclusione ufficiale dell’Asta hanno superato qualsiasi attendibile lentezza burocratica e che quindi c’è una situazione anomala che è doveroso rendere pubblica, magari con una specifica richiesta di chiarimenti al Ministero dello Sviluppo Economico che è il garante della regolarità dell’Asta stessa.

È mai possibile che l’Amministrazione non senta il bisogno di conoscere la situazione su una questione così sentita dall’intera città?

Rimane tutto in piedi il messaggio della fiaccolata del 12 Aprile: ASTA O NON ASTA LA PARTITA NON È CHIUSA,  IGDO BENE COMUNE!

Ciampino, 4 Ottobre 2016

Ciampino Bene Comune – Città in Comune – Officine Civiche

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IGDO, immagini della memoria

http://ciampinobenecomune.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2016/04/IGDO_1080P.wmv

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Fiaccolata cittadina per l’IGDO bene comune

igdo_testaIl Consiglio Cittadino di Venerdì 7 Aprile ha visto una altissima partecipazione di cittadini ed ha tracciato un primo bilancio dell’incontro: l’amm.ne comunale ha rinunciato alla possibilità di acquisire l’Igdo, nonostante il diritto di prelazione certificato dalla nota ricevuta dalla Sovrintendenza lo stesso giorno. Di fronte a questo ennesimo rifiuto di un cambio di rotta e il conseguente regalo al soggetto privato di turno, la città non sarà complice.
Il Consiglio Cittadino ha chiesto in ogni modo all’amministrazione di partecipare all’asta per far tornare l’Igdo in mano pubblica, non ci è stato dato ascolto. Ora questi signori chiedono tempo e fiducia, promettendo, a giochi fatti, un percorso più chiaro e trasparente.
Noi rispondiamo scendendo nuovamente in strada per abbracciare simbolicamente l’Igdo con una fiaccolata di protesta, nelle stesse ore in cui si svolge l’asta, per ribadire che la cittadinanza non sarà complice del regalo del suo centro storico ai soggetti privati. Una fiaccolata simbolica che apre una nuova fase, quella della vigilanza democratica e diretta sulle proposte che l’amministrazione andrà a trattare con il ‘fortunato’ vincitore dell’asta.
Non faremo un passo indietro perché l’IGDO è un Bene Comune di questa città e non accetteremo scelte urbanistiche che non siano discusse e condivise dalla cittadinanza.
L’appuntamento è per Martedì 12 Aprile alle ore 20.00 in Piazza della Pace (angolo Via Due Giugno). Invitiamo tutti i partecipanti a venire muniti di fiaccole o torce elettriche per illuminare l’area.

Ciampino Bene Comune

Città in Comune

Officine Civiche

Rifondazione Comunista

Movimento 5Stelle Ciampino-Morena

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IGDO all’asta, NO alla svendita, SI all’acquisizione pubblica!

Foto IGDO 025

Da qualche giorno i cittadini hanno appreso la notizia di un’asta pubblica per l’IGDO. Venerdì 18 Marzo, nell’incontro che Ciampino Bene Comune ha organizzato alla Sala Consiliare per il Parco pubblico al Muro dei Francesi, è intervenuto il Sindaco che ha confermato la disponibilità dell’Amministrazione Comunale per realizzare il parco, ma ha anche parlato dell’IGDO. Terzulli ha detto che ci sono stati errori nel passato per le scelte recenti e lontane intraprese per il grande complesso edilizio cittadino e che non è però nelle intenzioni dell’amministrazione comunale partecipare all’asta pubblica, anche se si parte dall’importo minimo di solo 1.500.000 di euro. Il Sindaco ha dunque lasciato la parola all’Assessore Pazienza che ha riconfermato come non ci sia da parte del Comune né la volontà né la disponibilità economica per partecipare all’asta. Sappiamo però, dall’intervista che lo stesso Pazienza ha rilasciato qualche giorno fa agli organi di stampa, che il Comune stesso ha indirizzato la Siciet, società proprietaria dell’IGDO, verso l’asta pubblica, ma senza mai neanche pensare di poter partecipare o di acquisire in qualche modo l’intero complesso edilizio. Eppure è proprio il programma di mandato del Sindaco che indica chiaramente questa strada poiché per l’IGDO è riportato espressamente: “Saranno valutate e privilegiate tutte le possibili collaborazioni con enti e istituzioni sovracomunali per arrivare ad una acquisizione pubblica dell’area”!
Ecco dunque alcune domande che nascono immediate di fronte a questa vicenda:

  1. Il Sindaco e l’Assessore Pazienza si sono almeno adoperati per attivare e intraprendere contatti con gli enti e le istituzioni sovracomunali per poter giungere all’acquisizione pubblica dell’area?
  2. Perché l’amministrazione comunale rifiuta di partecipare all’asta pubblica e lascia così aperta l’acquisizione dell’IGDO non per la collettività ma per i costruttori che si presenteranno e che con una offerta esigua potranno disporre dell’intero complesso?
  3. In questi quasi due anni i cittadini non hanno saputo nulla di quanto maturava per l’IGDO. Quali sono state dunque le strategie e le iniziative messe in campo dall’amministrazione comunale per mantener fede a questo impegno del programma di governo?
  4. Per l’acquisizione dell’IGDO si potrebbero utilizzare le risorse di mutui già attivi che potrebbero rendere disponibili già ora molto denaro pubblico e dunque perché ci sono tanti dubbi nell’utilizzarli con proficuità, cogliendo un obiettivo ampiamente condiviso dalla gran parte dei cittadini?

Sull’asta dell’IGDO restano comunque molti dubbi poiché i documenti allegati all’avviso riportano una perizia per l’edificio che si riferisce a un progetto mai approvato, anzi bocciato dalla Commissione Consiliare IGDO nel 2009. Anche il precedente progetto, risalente al 2001, fu ritenuto “inattuabile” dal Consiglio Comunale nel 2008. Inoltre il complesso sembra gravato da tutele e vincoli che appaiono tutt’ora efficaci, mentre l’avviso d’asta non li riferisce affatto. Indubbiamente per tutta la vicenda è stata attuata una trattativa con la proprietà, senza informare i cittadini. C’è troppa poca chiarezza e trasparenza poiché, in conclusione, non si comprende cosa sia affettivamente posto all’asta: un rudere di 73.000 metri cubi che ha il vincolo di “centro storico cittadino” imposto dal PTPR (Piano Territoriale Paesistico Regionale) oppure una volumetria che si può variare in chiave speculativa, rivolto solo agli interessi dei soliti costruttori locali?
La rinuncia del Sindaco e dell’amministrazione comunale di centrosinistra alla acquisizione pubblica è la rinuncia alla città pubblica ed una apertura totale all’interesse di parte e privato. È la rinuncia a dotare l’intera città e il centro cittadino dei servizi pubblici che da decenni mancano. A loro poco importa se così tradiscono apertamente il mandato degli elettori e non rispettano gli impegni che hanno dichiarato di attuare. Solo per questo dovrebbero dimettersi, ma possiamo aspettarci una cosa simile da chi invece mostra di non avere rispetto per gli altri?
Ciampino Bene Comune invita tutti i cittadini a riappropriarsi del diritto di decidere e scegliere il meglio per la città dove abitano. Sosteniamo e rilanciamo quel percorso di partecipazione diretta, mobilitazione e discussione pubblica e trasparente che diverse realtà cittadine avevano già intrapreso molti anni fa in difesa dell’IGDO. Ora spetta alla nostra capacità collettiva la possibilità di impedire di svendere la memoria, la storia e il futuro della città pubblica.

Partecipiamo al Consiglio Comunale convocato per discutere della vicenda dell’IGDO
Giovedì 31 marzo ore 15,30 – sala consiliare via IV Novembre

Presidio cittadino con microfono aperto a chiunque voglia dire la sua
Sabato 2 Aprile ore 17,00 – Piazza della Pace

Colorata presenza alla “Vola Ciampino” per informare e discutere fra cittadini
Domenica 3 Aprile ore 9.00 – 12,00 vie del centro

Ciampino, 26 marzo 2016

Aderiscono:
Città In Comune
Officine Civiche
Rifondazione Comunista

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Realizziamo insieme il parco del muro dei francesi

ldc-543bdb06c6ec75.76766014Il Movimento Ciampino Bene Comune, assieme al Forum Salviamo il Paesaggio Roma e Lazio lancia un appello alla città di Ciampino, ai suoi movimenti di base, alle sue forze associative e politiche ed a tutti coloro che si ritrovano nell’idea di fare dell’intera area del Muro dei Francesi un grande parco pubblico.

È stata una vittoria, nell’ottobre 2015, l’apposizione del vincolo da parte della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio che ha ampliato sull’intera Tenuta le tutele già parzialmente presenti dal 1935. L’area, di circa 20 ettari, è stata dichiarata inedificabile, perché di “interesse culturale particolarmente importante” mettendola così al riparo dagli interessi speculativi in atto.
Una vittoria di tutta la città di Ciampino e Ciampino Bene Comune ha l’orgoglio di aver fatto la sua parte per il conseguimento di questo risultato: ma questo non basta.
Non basta a tutelare pienamente i beni, lasciati da decenni in completo abbandono e degrado. Tantomeno basta per garantire la fruizione di questo bene prezioso.
È indispensabile ora un’azione popolare, che per essere tale deve vedere attiva tutta la città, i suoi movimenti, le sue forze associative e politiche.

È questo un appello per un’azione popolare che riconduca al bene comune i beni di una parte importante della Tenuta del Muro dei Francesi, che comprende i Casali, il Portale e la chiesuola, abbandonati dai proprietari. Come noto per colpevole incuria è crollato nell’aprile 2011 il Portale secentesco, nel luglio 2014 è crollato il tetto della chiesuola ed oggi gli stessi Casali presentano gravissime lesioni alle murature e squarci nelle coperture. Un’area di circa 3,4 ettari rischia così di perdere, per l’incuria della proprietà, proprio quegli elementi che la caratterizzano da oltre quattro secoli e che finalmente sono stati pienamente riconosciuti patrimonio dell’intera collettività. Con un’azione popolare che si avvalga di quanto disposto dall’art. 42 della Costituzione, che tutela la proprietà privata ma nei limiti della sua funzione sociale, chiederemo che tali beni, per averne i loro proprietari violato la funzione sociale, abbandonandoli, vengano formalmente iscritti al patrimonio comunale di Ciampino. Un percorso per il quale ha garantito il patrocinio il prof. Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale.
Al fine di avviare tale azione Ciampino Bene Comune ha già incontrato il Sindaco di Ciampino e inizierà un ciclo di incontri con i cittadini, le associazioni, i comitati di quartiere per chiedere di raggiungere insieme questo obiettivo.

Il documento “E ora, il Parco del Muro dei Francesi” che alleghiamo, specifica nel dettaglio l’azione che intendiamo proporre e portare avanti.

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